Chi sei? Chi sei? Chi sei?
– Io sono il soffio di vita / che abita nel sole ogni mattino
– Io sono il senso / e i colori dei fiori.
– Io sono il tuo pensiero / che cerca felicità.
– Io sono il vento (e le storie nel vento) / che si tuffa nell’oceano.
– Io sono il mondo (o il cielo) / illuminato nella sua realtà.
– Io sono il tuo passo / di ieri, oggi, domani.
– Io sono il tuo sguardo / che fugge nel verde di una valle.
– Io sono il peso di una montagna / che il grido (o il cuore) ha spostato.
– Io sono il raggio di sole / filtrato nella nebbia.
– Io sono il sentiero / della tua libertà.
– Io sono il fuoco che giuoca ancora / fra quello che è l’odio e l’amore (il falso e la verità).
Chi sono? / Sono come tu mi pensi, / sono un infinito davanti a te.
[da una poesia preparata per un musical]
Lentamente la mia vita sta cambiando: c’è “Qualcuno” che entra sempre più nella mia giornata, è Gesù. Certi giorni corro per tutta la città, in qualche chiesa c’è l’ultima Messa della giornata: lì posso incontrarmi con “Lui” nell’Eucarestia; per riuscirci esco prima dall’università, salto da un autobus all’altro; ad un tratto penso: “Alberto, un mese fa queste cose non le avresti fatte per nessuno, nemmeno per la tua ragazza”.
[da un testo preparato per il Genfest ’80]
Gesù mi ha chiamato alla Sua maniera, cioè senza riserve. (…) È bello quando ti accorgi di dover cambiare pagina su tante cose: soprattutto in casa, a scuola, con gli amici non sei tu Alberto ma è Gesù; cioè o doni del divino oppure è meglio che lasci tutto.
Forse la cosa più bella che Gesù mi ha donato è soprattutto la certezza che non sarò più solo (…) Mi ha detto che tutta questa è una vita da vivere insieme con Gesù in mezzo che abbatte ogni difficoltà; mi ha detto che quando mi sentirò solo, avrò sbagliato, tradito mille volte il mio sì, c’è LUI nel fallimento, nel dolore, nell’abbandono, nel distacco, nel peccato, nella crisi. Sono entrato nel Suo cuore e insieme facciamo la stessa strada. È una cosa meravigliosa.
[da una lettera ad Antonio Topi, aprile ’78]
…l’Amore di Gesù! E’ una cosa immensa, ci sembra di scoppiare, ci sembra di aver dentro di noi l’ “infinito”; è Gesù che grida –“Io sono risorto!”- Ed è anche il senso di Gesù in mezzo. Allora pian piano capisci che tutto fa parte di una “meravigliosa avventura”, perché adesso Gesù è tuo amico, un amico che non ti tradisce mai; ti si apre la mente e riesci a vedere tutto con occhi diversi perché filtrati dall’amore; e tutto l’universo sembra cantare insieme a noi una lode a Dio.(…) Io credo che quel senso di gioia è la chiamata di Gesù su di te anche perché (e lo dice il Vangelo)-“Sono io che ho chiamato voi”-. Noi dobbiamo dire di sì; un sì che si ripete nelle gioie e nei dolori in ogni attimo della nostra vita.
[da una lettera a Ferdinando Realmuto, 1978]
“Caro Vittorio,
Hai trovato qualcuno con cui condividere questa magra vita? Perché io penso che la vita di caserma non sia differente dalla vita civile. Rimane un fatto: sei solo.
E mentre prima avevi gli amici, la famiglia, il tuo mondo ora invece ti trovi senza difese e senza aiuto di fronte ad un mondo che sa di sopraffazione e di violenza; un mondo totalmente diverso da quello conosciuto in una Mariapoli o in un Genfest (manifestazioni del Movimento dei focolari – n.d.r.). Anche io, non come te, non mi trovo tanto bene (come a tutti coloro che non piace il militare); ma è proprio per questo che bisogna lottare, bisogna tenere duro perché altrimenti questo mondo non cambierà mai. E per fare ciò bisogna sudare parecchio.
Ora ti saluto e non dimenticare che io sono sempre con te.
Carlo”Carlo scrive questa lettera utilizzando un modulo per messaggi telegrafici del centro trasmissioni; sul fronte del modulo, nello spazio riservato ai radiotelegrafisti, aggiunge:
La linea di trasmissione usata in questo frangente è G.I.M. (Gesù in mezzo – n.d.r.) con la speranza che il ricevente si sempre disponibile alla giusta sintonia.
[lettera di Carlo a Vittorio del 13 agosto 1980]
“Ciao Fons,
ho pensato di lasciarti questo foglietto per incominciare la giornata insieme. Ti chiedo scusa per tutte le volte che non sono stato capace di entrare nel tuo cuore. Certe volte mi trovo vuoto, e scusami per questi vuoti che poi a te non donano nulla.
Ti voglio un sacco di bene Fons, ma sento che l’unico modo è quello di soffrire per te.
Tutti i dolori, le difficoltà di oggi le vivo per te”
“Ciao Fons, auguri per oggi per il tuo viaggio in autobus, per il saluto al portiere, per la focaccia e il “bianchetto” (bicchiere di vino bianco – n.d.r), per il …
Ciao Fons, ti voglio bene,
Alberto”
[lettera per Antonio Topi, detto Fons – 1980]
Nel giorno del proprio compleanno (14 agosto) Alberto scriveva biglietti o cartoline agli amici, magari con un semplice “GRAZIE”.
Ha fatto così anche per il suo ultimo compleanno e la sua cartolina è arrivata a Carlo mentre era già in ospedale:
Come si sta bene lontano da certi tipi.
“Auguri per tutto Alberto”
“Caro Lucio,
Dio ti ha voluto fare il dono più grande (o uno dei più grandi) che poteva fare: diventare come Suo Figlio, Gesù.
E Gesù significa tutto, vuol dire che per ogni perché esiste una risposta e che noi in qualunque momento della nostra vita, comunque noi siamo, bene, noi possiamo fare qualunque cosa, se fatta per Lui anche di avere Dio dentro di noi. EMANUEL, Dio con noi, è proprio lì il segreto, perché Dio è con noi: Lui è morto per restare sempre con noi e non che dopo la Risurrezione se n’è andato. No! Ci ha lasciato lo Spirito Santo.
Chi siamo noi se non dei poveri uomini, limitati da questo corpo che tante volte vuol fare quello che gli è comodo e non la Sua volontà. Eppure questo corpo diventa “Tempio dello Spirito di Dio” e i nostri occhi scoprono l’infinito, la nostra mente sfonda le sbarre di questa terra, e l’anima riesce a
trasformare tutto quello che c’è intorno, costruendo così il paradiso.
Lucio, io non sono capace di niente, se penso a me stesso così egoista, così timido, così pigro, svogliato, ecc, sento che non riuscirei neanche a muovere un passo. Ma la nostra vita può cambiare, possiamo amare perché questo deve essere il binario della nostra vita: AMARE.
E quando ti sentirai in difficoltà, quando non riuscirai a sorridere, quando soffrirai (sono cose che ti capiteranno) pensa a me che magari sto facendo la cosa più banale; ti assicuro che qualunque cosa io sto facendo, è perché tu possa sempre aver fede, credere cioè sempre al Suo Amore. E se anche quella ti vien meno, non ci far caso, ce la metto io per te, ma tu buttati ad amare, amare, amare.
Se poi hai qualche problema e non sai con chi parlare, vieni da me o telefonami ma non perché io sia uno che la sa lunga ma perché, se tu ci riesci, puoi vedere in me un Gesù che ti parla, ti ascolta, ti aiuta. E ricorda: Gesù può tutto.
Unito con te per questo tuo giorno (in particolare) e sempre,
il tuo padrino Carlo.”
[lettera per Lucio Bardo nel giorno della sua Cresima]
“Ciao Bruno,
allora sei o non sei un eroe, un grande alpino sprezzante della fatica oppure un fantaccino che marcia nel fango una volta la settimana e poi si chiude in caserma? I muli puzzano o no? Al mattino la doccia calda c’è o non c’è? Il menù a tavola è sempre ricco e vario oppure presenta una schifezza costante di minestrine vomitevoli? […]
Sono sicuro che hai incontrato e incontri grosse difficoltà; cioè non solo di ambientamento, ma anche di vita cristiana da testimoniare, penso che lì, da soli sia un po’ come una bolgia; sono convinto che Gesù ti vuole tanto bene, ti ama tanto che vuol vedere se davanti ad una vera difficoltà, alla lontananza, a tanti fattori che possono sembrare negativi, sai veramente vivere o caschi per terra e scivoli giù. Mi sembra di poterti dire con tutto il cuore che questo momento è per te un dono di Dio perché ne uscirai veramente con le ossa fatte (o ti cascheranno le braghe). Vedi, mi sembra che lì non ci sia un ambiente peggiore di altri nel quale non si possa amare, ma lì c’è veramente bisogno del tuo amore che trasformi lentamente i tuoi rapporti con gli altri; non ti aspettare nulla dagli altri; ama tutti, ama per primo, diventa servizio, tu trovi la gioia e anche l’amicizia sincera degli altri.
Sai che vado all’università con Gil, che è molto pesante nei confronti degli altri; l’ho amato così com’è, ma nella verità, rimanendo fermo quando magari tirava giù qualcuna delle sue bestemmie, ma subito amandolo nell’esercizio che mi chiedeva, nelle spiegazioni in mille piccolissime cose;
lui continua, non l’ho certo convertito, ma in compenso stiamo diventati amici, mi cerca sempre per studiare, mi accompagna all’autobus e anch’io sto scoprendo in lui doni bellissimi. Questo proprio per donarti quello che sento, che mi sembra una realtà bellissima la carità lì a militare perché veramente Dio ti vuole seme di senapa che da più piccolo di tutti poi dà ombra e frutti a tutto il bosco; veramente Bruno te lo dico con tutto il cuore: ama tutti, ama per primo, insomma ritorna subito nel raggio (della Volontà di Dio – n.d.r.). Proprio oggi ho avuto un incontro con i gen (giovani del Movimento dei Focolari – n.d.r.), nel quale ci è stata chiesta una scelta totalitaria di Dio-Amore e di Gesù Abbandonato, e veramente quando vivi queste realtà… è fatta. Ti voglio anche donare una esperienza di Chiara (Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei focolari – n.d.r.), proprio lì a Trento tanti anni fa; Chiara assieme alle sue compagne viveva da pochi mesi questa nuova spiritualità, un giorno un sacerdote chiede loro in quale momento Gesù abbia sofferto più a fondo; Chiara rispose “nell’orto degli olivi” ma il sacerdote disse “nel momento in cui Gesù gridò: -Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato-”. E Chiara da quel giorno cominciò a vivere questa realtà, cioè in ogni fallimento diceva dentro di sé: “Ecco sei tu, ti amo così in questo dolore, fallimento, solitudine, peccato, in questa “spazzatura” insomma… e così entrava subito in comunione con Gesù perché quella era una presenza reale come quella dell’Eucaristia; insomma ogni difficoltà diventa un trampolino di lancio. Penso che per tutti, anche per te, questa realtà o la si vive o si casca miseramente; quindi la tua noia, la tua solitudine, una battuta pesante di un compagno, l’esserti accorto di avere un po’ tradito, insomma tutto donato a Lui. E il bello è che ti senti subito nuovo, pronto ad amare perché hai fatto la Comunione con Lui; lo sai no, “la voce del dolore più forte di ogni voce al padre arriverà”. Se non ci fosse Gesù Abbandonato sarebbe un disastro; l’altro giorno erano le due del pomeriggio, ero stanco e mi aspettavano uno di quei pomeriggi e serate alla “S. Sebastiano” (parrocchia di Alberto, nella quale era educatore ACR – n.d.r.), cioè in giro fino a mezzanotte; sapevo che potevo non donare nulla, rischiare di sprecar tutto; ho fatto silenzio, ho messo questo dolore in comune con Lui gliel’ho donato e sono ripartito: una giornata bomba.
Il tuo dolore offerto va anche sullo spettacolo perché stiamo scivolando nella più perfetta disunità. Tante ragazze, forse anche noi, non siamo espressione di quello che le canzoni annunciano; cioè come ha detto Don in adunanza “andremo a vendere delle patate!” Quindi mettiamocela tutta Bruno perché questo spettacolo va pagato.
Spero tanto, se sarà Volontà di Dio, di vederti.
Uno, in Lui Abbandonato Alberto”
[lettera a Bruno Dapino per il giuramento militare a Trento – febbraio ’78]
“Ciao Aldo,
mentre scrivo sono in chiesa; oggi non è andata molto bene così sono venuto qui da Lui per ricominciare.
Ho tante cose da dirgli; poi ricordo che tutto il chiasso dei negozi, della strada, forse non piace neanche a Gesù.
Così sto zitto.
E ho trovato il riposo, la pace.
Ciao Aldo
Alberto”
[biglietto per Aldo Ravizzotti – dicembre’78]
“Penso che tradirò mille volte quello che ho detto oggi a Gesù. Soprattutto consacrarsi a Lui-fallimento per me è una cosa durissima. Cerco il successo a scuola, nelle cose che faccio anche nel cammino cristiano.
Penso che però in questo punto, su Gesù abbandonato, o riusciamo tutti, o si casca tutti. Una cosa molto bella è che nell’Unità non ci possono stare “i Santi” e quelli a picco. Quindi, veramente questa scelta c’è perché c’è Antonio, Carlo, Giorgio…
Per me poi succede di cascare proprio perché non sono stato fedele ad una scelta.
Oggi ho scelto Gesù l’assonnato.”
[biglietto non datato]
“Mio Dio,
fa che ogni attimo,
ogni passo,
ogni sbaglio,
ogni peccato,
ogni gioia,
ogni dolore,
che tutto, tutto sia
perché io e te ci vogliamo bene
12 – 7 – 80 Charlie”
[scritta sul registro del Santuario di Soviore]
“Gesù ci ha insegnato che la croce è il mezzo di redenzione per l’umanità intera.
Il dolore trasformato in amore è il culmine del cristianesimo.
Così ogni volta che cerchiamo di offrire ogni nostra sofferenza fisica e morale a Dio è un piccolo passo verso una società migliore.
Oggi più che mai il cristiano è chiamato a collaborare con Dio non solo facendo la sua parte, abbracciando quindi ogni giorno la propria croce, ma prendendo la croce altrui, sentendo proprie le sofferenze degli altri e le ingiustizie di tutti per collaborare alla salvezza degli uomini. Da qui l’esigenza di un impegno maggiore a livello individuale per una crescita interiore nel rapporto con Dio e col prossimo ed anche un impegno nelle strutture della società, non come ricerca di potere ma di servizio.”
[Testo per la via Crucis]
“Caro Ferdinando Prima di tutto volevo scusarmi se il regalo che ti ho fatto non è conforme ai tuoi gusti ma l’importante è il pensiero o meglio il cuore, che vorrebbe solo la tua felicità. Poi volevo ringraziarti di tutti i momenti che abbiamo passato assieme, di tutte le cose che ci siamo dette e raccontate. Tante cose, tante situazioni in cui tu sei immerso o per lo meno che hai passato io mi ritrovo tantissimo e vorrei, vorrei che Gesù ti dia tutta la luce necessaria. Devi aver fede, Ferdinando; se per caso vedi che ti manca non ti preoccupare ce la metto io per te (sempre ammesso che ne abbia anch’io). Ma tu non ti preoccupare se senti o non senti Dio, lasciati andare lo stesso. È un “salto nel buio” ma devi farlo perché solo così troverai la luce; non aspettare, non perdere tempo. Chissà quanta gente, quanti fratelli attendono di trovare Dio attraverso di te. E tu fatti furbo, non senti Dio? vattelo a cercare. Chiara [Lubich] ci ha insegnato che Lui è nell’Eucarestia, è nelle S.Scritture (il Vangelo), è nel fratello (quindi buttati ad amare il prossimo con tutto te stesso e soprattutto a fare ed a impegnarti per AMORE e non per altro), Gesù è nella Gerarchia. Inoltre Gesù può essere qui presente se noi siamo disposti a dare la vita l’uno per l’altro (Gesù in mezzo).
GRAZIE DI TUTTO SEMPRE 1 CARLO”
“Ciao Carlo,
sono in questa splendida chiesa di S. Siro. Sono solo e sul tetto di legno sento picchiare dolce la pioggia. È un momento tutto particolare, bellissimo. Quasi non vorrei andarmene più.
Sono passato di qui per mettergli nel Suo Cuore tutte le infinite cose che io non so fare, che magari rovino soltanto. Tra le tante, in questi giorni ci sei tu, la tua ragazza. Quasi sento nella mia carne, nel mio cuore tutto il momento delicato che stai attraversando, che sto attraversando.
In questo silenzio così bello mi sta rispondendo che non ci possiamo fermare, amare, amare tutti, spaccarci il cuore per fare uscire il vero amore, quello nato dal dolore.
So, conosco, le mie, le tue debolezze, forse oggi stesso cadremo con la purezza, ma Lui mi chiede, ti chiede di continuare ad amare.
Giorni fa, no ieri sera, una ragazza mi ha fatto capire che se volevo potevo andare a letto con lei.
È lì che capisci la tua libertà, quella che nessuno conosce.
Carlo aiutami sempre a vivere la mia libertà.
Ciao, sono pronto a dare la vita per te Alberto”
“Carissimi,
di colpo Gesù mi dà la possibilità di unirmi a voi in modo più stretto. È sempre un bel gioco quello di vivere l’Attimo Presente, perché mi accorgo sempre di più che è l’unica realtà che si può vivere in un ospedale, come dovunque, al di là della bella esperienza di ieri in cui mi crogiolerei, del vuoto di questa mattina in cui mi perderei, e la paura di domani in cui mi lascerei andare.
Vi saluto … Teniamo Gesù in mezzo!”
[biglietto scritto agli amici Gen negli ultimi giorni in ospedale, settembre’80]
“Ho camminato a lungo
E sono arrivato, qui
alla tua porta.
Ora sono fermo
e non so più cosa fare.
Come vorrei trovare
la porta aperta
per poter entrare.”
[ultima poesia di Carlo]
“Genova, 26-9-1980
Ciao Chiara. GRAZIE. Anch’io, insieme a te vivo per Incontrarlo.
Carlo VIR”
[ultima lettera a Chiara Lubich, scritta raccogliendo le poche forze in grandi lettere stampatello]
Dalla testimonianza di Tiziano G., con cui Alberto ha compiuto l’ultima scalata
“È il 17 agosto: siamo rimasti in due, io ed Alberto. Ci siamo trasferiti sulle mie montagne, nel Cuneese. Per l’indomani c’era in progetto la salita più bella delle Alpi Marittime: la traversata del massiccio dell’Argentera attraverso il canalone della Lourusa. Era sera. Eravamo nel piccolo rifugio ai piedi del canalone. Preparandoci per questa arrampicata, con Alberto ricordavamo i momenti belli vissuti con gli altri gen. Questa doveva essere l’ultima salita, poi saremmo ritornati alle nostre case per riprendere la vita di sempre.
Una meditazione di Chiara Lubich, scelta quasi per caso, ci ricorda l’Esame Finale: “…Se uno studente sapesse in anticipo le domande del suo esame, certamente si preparerebbe le risposte… Noi sappiamo le domande dell’Esame Finale: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere…” Per tutti l’esame finale sarà solo sull’Amore! Con la buona notte chiediamo insieme a Dio il tempo bello per il giorno dopo.
È il 18 agosto. Sono le 4,30 del mattino. Il cielo è sereno e stellato; possiamo salire. Decidiamo di non legarci perché questo tipo di ghiaccio non permette punti di sicurezza. È una salita stupenda: la natura, il vento, il rumore dei ramponi sul ghiaccio… Dentro ti viene istintivo il desiderio di ringraziare Dio. Le brevi soste, i passaggi difficili, i consigli, sono occasioni per continuare il rapporto fra noi.
Poi il ghiaccio si fa più fragile, diventa pericoloso. Sotto di noi 600 metri di scivolo, sopra solo 50: tornare sarebbe molto più rischioso. Continuo con cautela, vedo la cima avvicinarsi. Alberto è un metro dopo di me… lo vedo perdere l’appoggio sui ramponi… “La piccozza! Pianta la piccozza!” È tutto inutile: lo vedo ancora mentre prende velocità… e poi scompare. “Mio Dio, non puoi chiedermi tanto! Perché?”.
Dopo i primi momenti di smarrimento e la speranza di poterlo ritrovare vivo, la “corsa” sulla roccia nell’altro versante per ritornare in fretta… Ogni minuto può essere prezioso!… Ma i soccorsi non potranno fare più nulla.
Guardando il corpo di Alberto, martellante mi sale dentro una domanda: “Perché lui e non io?”. Poi l’arrivo degli altri gen e forte, pur tra le lacrime, un pensiero comune: “Tutto vince l’Amore”. Alberto lo aveva gridato con la sua vita e tra noi è rimasta questa certezza. Come poteva essere vero?… La notizia è rimbalzata rapidamente tra tutti. Ricordiamo la corsa in macchina di quella notte per raggiungere i genitori di Alberto accanto alla salma.
Lì, accanto a lui, tutto è sacro e solenne. Il ricordo dei momenti più belli si alterna con la cruda realtà. Il dolore è terribile e forte, ma più forte dentro si fa strada la certezza di un “disegno d’Amore” e le ore passate a vegliare in preghiera, pur nel dolore, rimangono per tutti noi un’esperienza che sa di Paradiso, di gioia piena, di pace.”
Insieme Possiamo
Supporta la nostra mission che è diffondere la vita e l'esperienza di A&C. "Quello che facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma l'oceano senza quella goccia sarebbe più piccolo." (Madre Teresa di Calcutta)
sostieni la causa







