Carlo nasce a Bologna nel 1960, terzo di cinque figli. Nel 1973 la famiglia si trasferisce a Genova.
Conosce i Focolari da bambino. Da Chiara Lubich riceve un “nome nuovo”: Vir, “uomo forte”, quasi una vocazione scritta nel cuore.
Ama la poesia e la musica, e cerca in tutto il volto del Signore.
San Paolo dice di completare nella propria carne ciò che manca ai patimenti di Cristo. Carlo fa sua questa logica.
Non subisce il dolore: lo offre. Agli amici confida: «Offro la mia vita per tutti voi».
La sofferenza, unita a quella di Gesù, diventa preghiera e dono per gli altri.
Alle infermiere, stupite dalla sua serenità , ripeteva: «Io so dove vado».
Chiara Lubich, colpita, annotò che quel ragazzo di vent’anni ormai parlava e agiva «con la forza di un patriarca».
La grazia lo aveva reso maturo in poche settimane.
Carlo lo seguì quaranta giorni dopo. L’appuntamento nell’Eucaristia era diventato appuntamento nel Cielo.
Carlo chiamava la morte il suo “tuffo in Dio”. Non un salto nel vuoto, ma l’abbandono fiducioso tra le braccia del Padre.
Come Gesù sulla croce: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Alla mamma confidò: «Mamma, è giunto il momento del tuffo in Dio».
Muore il 29 settembre 1980. Al suo funerale, all’aperto, sono in più di mille.







