Il parroco don Mario Terrile lo scuote con parole nette: «Davanti a te ci sono tanti specchi… spaccali».
L’incontro decisivo arriva nel 1977, a una Mariapoli dei Focolari. Alberto scrive: «C’è “Qualcuno” che entra sempre più nella mia giornata, è Gesù».
Da quel momento tutto cambia direzione.
Alberto cercava Gesù nei più piccoli. «Ogni volta che l’avete fatto a uno di questi, l’avete fatto a me», dice il Vangelo.
Andava nei carrugi di Genova e alla “Stella Maris” del porto, tra i marinai stranieri senza lavoro.
Per un ragazzo del Ghana cercò dei pantaloni; scrisse: «forse è la prima volta che sono felice».
Gesù dice: se il chicco di grano cade e muore, porta molto frutto.
Il 18 agosto 1980 Alberto affronta una scalata sul massiccio dell’Argentera. Cade nel canalone della Lourousa e muore, a soli 22 anni.
Nel dolore, gli amici testimoniarono una pace sorprendente, come dentro un disegno d’Amore.
Gli amici hanno chiamato il suo esempio “l’eredità silenziosa di Alberto”. Non grandi imprese, ma amore quotidiano e concreto.
Oggi Alberto è Servo di Dio, insieme all’amico Carlo. La sua vita ci ricorda che i talenti fioriscono solo quando, come lui, li mettiamo al servizio degli altri.







