Amici per l'eternità

Quando l'amicizia diventa via di santità.

Gesù ha promesso la sua presenza dove due si amano nel suo nome. Alberto e Carlo hanno preso questa promessa alla lettera.

Due vite, un solo desiderio

Alberto Michelotti, nato nel 1958, e Carlo Grisolia, nato nel 1960, erano molto diversi. Uno deciso e sportivo, l’altro sensibile e poeta. Eppure un solo desiderio li univa: appartenere a Cristo e farsi santi. Non un sogno vago, ma una scelta rinnovata ogni giorno. Si conobbero nel gruppo Gen del Movimento dei Focolari, nella spiritualità di Chiara Lubich.

"Dove due o tre sono riuniti nel mio nome"

Al cuore della loro amicizia c’era una parola del Vangelo: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

Da qui il loro impegno a “tenere Gesù in mezzo”. Amarsi come Lui ha amato, fino a rendere presente il Signore Risorto tra loro.

L’amicizia diventava così un luogo santo, abitato da Dio.

L'amore fino al dono di sé

«Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici», dice Gesù nel Vangelo.

Alberto lo scrive a Carlo con parole semplici: «Sono pronto a dare la vita per te». In loro il Vangelo si faceva carne.

Nei bigliettini si sostenevano a vicenda: «Carlo, aiutami sempre a vivere la mia libertà».

Il volto di Gesù crocifisso

Dalla spiritualità dei Focolari impararono ad amare Gesù crocifisso e abbandonato, presente in ogni sofferenza umana. Ogni fatica, ogni distacco, ogni prova diventava un’occasione per dirgli sì. Non un peso da subire, ma un Volto da riconoscere e amare.

L'Eucaristia, l'appuntamento quotidiano

Il loro legame aveva una sorgente: l’Eucaristia. Scrivevano: «Se ce la facciamo, possiamo darci appuntamento tutti i giorni nell’Eucaristia».

In Gesù presente nel pane si sentivano uniti anche da lontano. È la comunione dei santi, che unisce oltre il tempo e lo spazio.

Uniti fino al Cielo

Nell’estate del 1980 le loro strade si compirono. Alberto morì il 18 agosto, cadendo durante una scalata.

Il giorno dopo, a Carlo fu diagnosticato un tumore. Durante la malattia ripeteva: «Lo sento accanto a me, è sempre qui con me».

Carlo lo seguì quaranta giorni dopo. L’appuntamento nell’Eucaristia era diventato appuntamento nel Cielo.

Un dono per la Chiesa

La Chiesa ha riconosciuto in questa amicizia una vera via di santità. Per la prima volta due amici camminano verso gli altari con un’unica preghiera.

Oggi Alberto e Carlo sono Servi di Dio. La loro storia ci ricorda una cosa sola: al Cielo si arriva meglio insieme, tenendosi per mano e tenendo Gesù in mezzo.

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